Ventuno.1 - Due Guaglioni nel cuore delle Langhe

Napoletani, con meno di trent'anni e un locale tutto loro nel cuore delle Langhe. È questa, in meno di venti parole, la storia che ci ha convinti a provare il bistrot Ventuno.1 di Alba, a pochi passi da piazza Michele Ferrero (ex piazza Savona, nel 2015 ribattezzata in onore del signor Nutella). I due "guaglioni", Alfonso e Francesco, rispettivamente classe 1988 e 1991, si sono conosciuti alla Locanda del Pilone.

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Dopo diverse esperienze si sono quindi incontrati ad Alba e qui hanno deciso di aprire il loro ristorante con bottega. Sì, perché all'ingresso del Ventuno.1 si possono acquistare gli ingredienti che più li rappresentano, «una ricercata selezione di prodotti tipici di ogni parte d’Italia», raccontano sul loro sito.

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In piena Fiera del tartufo riusciamo a trovare un tavolino per due prenotando il giorno prima (sabato su domenica): 12.15 o 13.45. Optiamo per il secondo orario. Attraversiamo la storica piazza di Alba e, passando sotto i portici inebriati dal profumo di tartufo, imbocchiamo la piccola via Cuneo. Un ingresso moderno, in linea con quanto loro hanno raccontato qualche tempo fa a Repubblica«Questa è una zona dove ci sono tanti ristoranti di qualità, ma classici. La nostra idea era di fare qualcosa di più moderno, di informale». Un bancone e due tavolini, perfetti per un pranzo veloce, dove ci sediamo in attesa di accomodarci. C'è tanto lavoro, com'è normale e giusto che sia in questo periodo, ma i modi un po' troppo diretti - una famiglia entra: «Buongiorno, c'è posto per quattro persone», «No, siam pieni» -  ci lasciano interdetti.

È PRONTO

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Ma per noi il posto c'è e la gentilezza del cameriere ci fa tralasciare quell'episodio. Tavoli in formica senza tovaglie, colori chiari alle pareti e qualche quadro dalle tonalità marroni e un po' metalliche. Scegliamo piatti e vino, questa volta evitiamo il menù degustazione, vogliamo osare un po' staccandoci dalla tradizione e cercando le contaminazioni del Sud nella cucina tradizionale piemontese. Allora iniziamo con un uovo morbido con fonduta di parmigiano e crumble salato e un vitello tonnato, capperi di Pantelleria e acciughe di Cetara. Entrambi buoni ma qualche appunto vogliamo farlo: alla fonduta, avvolgente e sapida, e all'uovo, setoso e cotto alla perfezione, mancava il contrasto del crumble - il croccante e la salinità mancanti avrebbero fatto passare questo antipasto da buono a ottimo, peccato.

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Il vitello tonnato, invece, si discosta un po' dalla tradizione piemontese per via di una salsa poco tonnata e tanto, per noi troppo, "maionesata". Ma la carne - rosa, rossissima e tagliata sottile, sottilissima: delicatissima - è davvero notevole. Sì, anche questa volta, per quanto affascinati dai secondi, non abbiamo resistito, abbiamo ceduto alla nostra prova di piemontesità: gli agnolotti del plin, qui proposti ai tre arrosti (vitello, maiale, coniglio più scarola) serviti con il loro fondo e burro. Prima il giudizio: non super tradizionali ma buonissimi! Poi la descrizione: bombette. Potete capirlo dalle foto il perché: ripieno abbondante - esplosivo - e fondo di grande carattere. Il vegetale è fondamentale: smorza sapidità e aiuta il palato.

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PIÙ GIÙ

Secondi in viaggio, da Ventuno.1 verso Sud. Trippa di vitello mantecata al pecorino romano e cremoso di patate con calamaretti e funghi porcini. La trippa a casa nostra è un must quasi settimanale: il nostro spacciatore, ehm macellaio, di fiducia ce l'ha da martedì e spesso un salto da lui lo facciamo, ché tanto è a pochi metri da casa. E qui, con un sugo non invadente e un pecorino che è un inno alla romanità, è un trionfo, tanto da riportare la nostra mente indietro di qualche anno, alla pizza di Bonci che rimane per noi il miglior tributo a una carne così povera ma così sfaccettata e deliziosa.

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Quanto al cremoso non c'è molto da dire se non: stupendo. Le due diverse carnosità, quella più solida del pesce e quella più morbida funghi (spettacolari: profumatissimi), sono perfette adagiate sulla delicatezza - senza grumi - del cremoso. Chiudiamo l'ottimo pranzo con i dolci - i dolci dolci non ci piacciono troppo, e qui siamo andati a nozze: una crostatina di mele con gelato al fior di latte, non la classica crostata ma un gioco di consistenze tra l'impasto e la frutta, non stucchevolmente dolce, completata dal cioccolato che riprende la parte più "amara"; una panna cotta, mou e arachide salato.

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Qui va aperto un capitolo a parte: per noi deve essere tremolante, agitando il piatto deve muoversi sinuosamente, altrimenti è solo gelatina. Primo test passato con il massimo di voti, così come quello dell'assaggio: profumatissima, con il croccante un po' salato dell'arachide e un golosissimo mou a completare.

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I NOSTRI CONSIGLI

Plin straconsigliati, così come la trippa e il cremoso. Lasciatevi incuriosire dalle contaminazioni del Sud, non abbiate timore: sta proprio qui la ricchezza e la particolarità di Ventuno.1. La prossima volta magari oseremo ancor di più e andremo dritti sui piatti tra mare e Piemonte.

 

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