a proposito di Foibe

Il vento è cambiato, senza alcun dubbio. Ma il dubbio persiste. Possibile che ancora, a fronte di comprovata veridicità dell'evento, qualcuno insista col negazionismo? No, effettivamente, no. Ma siccome al peggio non c'è mai fine - tanto per banalizzare quanto meriterebbe solennemente di non essere banalizzato - dal negazionismo si passa rapidamente al reazionismo. 

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La mia professoressa di storia al liceo sosteneva che le Foibe fossero "un'invenzione" storica, abilmente manipolata dai fascisti per screditare il buon nome di Tito e compagnia bella. Evito di proposito di aggiungere altro.

Ma non posso evitare di constatare come ci siano voluti oltre cinquanta anni per riabilitare la memoria di oltre 70.000 innocenti barbaramente uccisi solo perchè Italiani. Un numero altamente fittizio, peraltro, nessuno sa con certezza quanti siano stati effettivamente gli "infoibati", legati col fil di ferro e gettati ancora in vita in quegli infiniti crepacci naturali formati dal fenomeno carsico. E non solo, il sangue dei vinti non tiene mai il conto degli sfollati, degli emigrati, dei forzatamente emigranti, di tutte quelle piccole e grandi atrocità che la storia dimentica, seppellisce sotto una spessa coltre di neve, in inverno, e sotto il tappeto della burocrazia nei salotti buoni di chi racconta la Storia (che desidera raccontare). 

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Bene, screditato quindi il buon Maresciallone impetTito, passiamo a una nuova fase contemporanea, con un rapido e azzardato parallelismo con quanto accade oggi nelle piazze: cortei "pacifisti" che inneggiano a quanto sopra, bandiere che richiamano - nel giorno della memoria - ai bei tempi andati, quando si potevano gettare i fascisti nelle fogne senza dover pagare il dazio morale dell'infamia...e allora, si stava meglio quando si stava peggio? Che cos'hanno di diverso queste male marce della società dalle marce al passo dell'oca dei neonazisti? Il negazionismo mi fa meno paura della consapevolezza di essere cattivi, cattivi dentro. Del non aver rispetto per chi ha pagato con la propria vita per colpe di altri. Ma forse era un fascista, buttiamolo giù e infanghiamo la sua memoria. 

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Non lamentiamoci poi, però, delle derive estremiste che si alimentano dell'odio per crescere sane e belle. 

Chi al giorno d'oggi, coscienziosamente, si definisce fascista o comunista ha solo due strade da percorrere serenamente: una è quella dell'ignoranza, l'altra è peggiore. 

Cordialità.

Vanni Marchioni su public company

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