Dove nasce Lexus

Quanti segreti, tanti da rappresentare un numero anch’esso segretissimo. È un mondo particolare, quasi magico, protetto come potevano esserlo i centri di ricerca all’epoca della guerra fredda. Sì, perché proprio il design può rappresentare la risorsa definitiva per sbaragliare la concorrenza, quando il dettaglio di una linea rappresenta la differenza tra una vettura che piace e una che non incontra i gusti del pubblico.

Nei pressi di Nizza, dove si trova il Lexus Europe Design Center, chiamato anche ED2, il clima è mite e piacevole. La palazzina è nascosta tra gli alberi di una collina, in una posizione ideale che da una parte protegge da sguardi indiscreti, dall’altra gode di uno splendido panorama sulla riviera francese. All’ingresso, avendo lasciato il cellulare in custodia al guardiano, un po’ come si affidavano le pistole ai baristi dei saloon nel vecchio west, incomincio a guardarmi attorno. Quando riesco ad addentrarmi nelle varie aree e osservando i particolari, mi accorgo che tutto ciò che vedo è genuinamente “bello”. Non ci sono angoli tetri, non ci sono pareti tristi: è come se i designer avessero creato prima di tutto un luogo dove lavorare è un piacere.

 

Ian Cartabiano ci accoglie come un personaggio da film. Vestito di lino, sorriso magnetico, ispira simpatia al primo istante. Sarà per quel suo mix da newyorkese trapiantato in California oppure perché, mi confida, il suo cognome ha origini italiane. Per il ruolo che ricopre, President and Director of Design, potrebbe benissimo parlare da un piedistallo. Ma al contrario di alcuni suoi molto meno autorevoli colleghi, gli piace mettere a proprio agio gli ospiti.

Nelle slide che mostra durante la presentazione, c’è anche una sua foto che lo ritrae sorridente da piccolo su una vettura da corsa, come pure un disegno che fece all’età di sei anni. Era una Corvette, ma poco male, perché Cartabiano lavora per Toyota e Lexus da 22 anni, contribuendo al successo di modelli come Lexus LF-1 Concept, Lexus LF-LC Concept, Toyota C-HR o Toyota Camry.

 

Il discorso diventa serio quando racconta un aspetto che in Italia conosciamo poco. Lo stile automobilistico giapponese incomincia a internazionalizzarsi attorno agli anni 70, quando Toyota decide di costruire un centro design in California per comprendere meglio i gusti degli americani. Attenzione, perché in quel momento non era una scelta così ovvia come potrebbe esserlo ora. Un processo che ha richiesto anni ed affinamenti.

A fine anni 80 arriva una sede anche in Belgio mentre è del 2001 l’apertura dell’Europe Design Development (ED2) a Sophia Antipolis, Nizza. Un network che oggi comprende anche Oakland, Ann Arbor, San Paolo, Shanghai, Melbourne, oltre ovviamente a Nagoya in Giappone. Perché proprio Nizza? Un punto facilmente raggiungibile da tutta Europa, Russia, Medio Oriente ed Africa, vicino ad eventi sportivi come il Rally e il Gran Premio di Montecarlo, e non lontano dalla capitale del design, Milano.

Nell’edificio di 6000 mq centro lavorano una quarantina di persone di varie nazionalità: le aree di interesse sono ovviamente ricerca, advanced design, conceptual design, advanced production, production design support ma anche business model del futuro. Un mix di obiettivi e abilità che sono supportate dalla ricerca su nuovi trend e possibilità, grazie a un ambiente decisamente stimolante.

C’è appunto la ricerca di nuovi materiali che comprendono nuove sfumature di colore o lavorazioni uniche. Si cerca non solo l'aspetto visivo, quindi, coinvolgendo altri sensi come il tatto. Le competenze tecniche si alternano a quelle più artistiche in un mix che è difficilmente replicabile in altri ambiti.

Non ci sono regole ferree su come creare nuove forme, per poter esprimere al meglio la propria creatività. Disegno digitale e tradizionale si affiancano senza alcun problema così come la modellazione in 3D. I tratti dei disegni sulla carta scorrono veloci così come quelli sul monitor, in movimenti che vengono ripetuti centinaia di volte in altrettante centinaia di bozzetti. Fa impressione il sistema di realtà virtuale, che in questo caso viene visto come il fare di necessità virtù. Rispetto ad altre sedi gli spazi di ED2 non sono enormi, quindi per rendere più snello e rapido il processo si è puntato sulla tecnologia. Risultato? ED2 è la punta di diamante nella creazione di modelli digitali. Bastano un paio di occhiali e si viene immersi in una realtà che definire “virtuale” potrebbe essere riduttivo, vista la sua complessità.

C’è ovviamente la fase di modellazione con la creta, fatta da artisti/artigiani che rendono tangibili i progetti. Ma c’è anche un processo particolare che vede un macchinario produrre in breve tempo modelli di polistirolo. Non manca una stampante laser, per avere “in mano” particolari della futura automobile, come ad esempio specchietti o indicatori di direzione.

Nonostante l’indubbia utilità di tutti i dispositivi e norme sulla sicurezza, che negli ultimi anni sono riusciti a ingabbiare la creatività dei designer in ambito automobilistico, proprio per questo motivo il design diventa ancora più importante oggi. Il design è ciò che differenzia immediatamente i brand, prima ancora delle tecnologie utilizzate. E proprio le nuove tecnologie, come la guida autonoma o l’elettrificazione, richiedono nuove soluzioni di design. No, non c’è alcun conflitto tra ingegneria, design, marketing. Perché il risultato finale, da raggiungere insieme, è stato deciso direttamente dal Presidente Akio Toyoda quando si è impegnato per un design audace e accattivante per Lexus.

Lexus, un marchio di lusso, che non è improvvisazione ma che ha attraversato diverse epoche stilistiche arrivando oggi a proporsi come puro design giapponese. Perché non conta il dove ma il come, se anche qui a Nizza si respira aria di Giappone. Koichi Suga, Chief Designer di Lexus, mi parla di “omotenashi”, ovvero la cultura dell'ospitalità nipponica applicata alle automobili. Così come l’armonia utilizzata nel design al posto del compromesso, o peggio, del contrasto.

Si ottiene un’esperienza senza soluzione di continuità, che va al di là del classico dentro-fuori. La semplicità, sulla quale si basa la purezza del design giapponese, viene usata per modellare le forme, ma anche per un approccio più concettuale che vede ad esempio l’immediatezza di un abitacolo fatto su misura per il guidatore. Un equilibrio che diventa eleganza, grazie al lavoro armonico di un team internazionale, eppure così giapponese.

 

esquire:

https://www.esquire.com/it/lifestyle/auto-e-motori/a27341681/lexus-design-center-nizza/