Gerusalemme & Pyongyang

Ecco che quel buontempone di Trumpone torna a far parlare di sé, in tema di politica internazionale. E lo fa come di sovente a suo modo, nei contenuti e nel contenitore. 

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Da una parte sostiene di voler spostare la sede dell'Ambasciata USA a Gerusalemme. Dall'altra minaccia rappresaglie termo-nucleari nei confronti di "belli capelli", non mancando astutamente di far sorvolare il Paese dai propri caccia.

A caccia, giustappunto, di guai. 

O forse no? Perchè quel che il Presidente sbandiera ai quattro venti e poi puntualmente non accade non fa che alimentare il dissenso del resto del mondo nei suoi confronti ma al contempo ribadisce la rinnovata leadership degli Stati Uniti d'America in veste worldwide. Un ruolo machista e primordiale che, diciamolo pure e senza peli sulla lingua, era venuto un tantino a mancare negli otto anni di governo Obama. 

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Nel primo caso, la risultanza di un eventuale gesto tanto etereo a livello logistico quanto fermamente concettuale a livello diplomatico porterebbe potenzialmente al disgelo delle tolleranze, in particolar modo da parte dei Musulmani di tutto modo che vedrebbero riconoscere da parte degli USA lo stato d'Israele nella città santa di Gerusalemme. Città santa, però, per tre distinte fazioni religiose: gli Ebrei, ovviamente, che sostengono di appartenere alla propria, vecchia capitale, da 3.000 anni e più. I Cristiani e i Musulmani, appunto, che considerano Gerusalemme la linea di confine (invalicabile) per la tolleranza del prossimo vicino di casa, il quale - ben sappiamo - non è propriamente gradito. Gli Ebrei già definiscono Gerusalemme "unica e indivisibile", i leader Musulmani agitano le acque per la resurrezione di un nuovo modello (armato fino ai denti) d'Intifada e da par suo il buon Papa Bergoglio, dall'alto dell'elegante balconcino che affaccia su Piazza San Pietro, si dichiara "molto preoccupato". OK. 

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Nel secondo, tutto molto semplice e comprensibile. Se Kim non abbassa la cresta di quel taglio inguardabile, la Corea del Nord diventa un parcheggio gratuito per Paesi Bellicosi. A discapito probabilmente di qualche migliaio di Giapponesi innocenti che - almeno stavolta - non c'entrano proprio niente con il conflitto in corso. E va bene, a qualcuno tocca di quando in quando.

Insomma, in entrambi i casi, il Presidentone Arancione getta benzina sul fuoco. Accenderà davvero la miccia? O staremo tutti sottovalutando, per la seconda volta, le sue straordinarie capacità di comunicazione e promozione del brand a Stelle & Strisce?

Ai posteri l'ardua sentenza.

Cordialità.

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