Gli 8 stadi dell'Astanga yoga

I Principi fondamentali dello yoga vengono rappresentati come "otto rami" secondo la definizione di Patanjali, filosofo del II secolo a.c scrittore dell'opera YOGA SUTRA, testo fondamentale dello YOGA. Sono aforismi che spiegano i codici etici attraverso i quali si raggiunge la realizzazione del Sè.

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Il saggio Patanjali dopo aver trascorso la sua esistenza riflettendo sulla natura umana e sulle norme sociali, ha espresso in modo sistematico i suoi pensieri in forma di aforismi che riguardano tutto l'arco della vita, iniziando con un codice comportamentale e terminando con la descrizione del fine ultimo: l'indipendenza e la libertà. Questi aforismi delineano i principi fondamentali dello yoga e sono chiamati gli "OTTO STADI" o ASHTANGA.

Gli Otto Stadi sono: YAMA, NiYAMA, ASANA, PRANAYAMA, PRATYAHARA, DHARANA, DHYANA e SAMADHI
Questi si incontrano in successione nel viaggio attraverso lo yoga.

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Lo scopo finale dell'Ashtanga yoga è la libertà del Sè. I principi etici generali (yama) e l'autocontrollo (niyama) impongono un codice comportamentale che forgia la moralità e il comportamento individuale. Le Asana (posizioni yoga) e il Pranayama (controllo del respiro) disciplinano il corpo e la mente con la pratica di base che favorisce la salute fisica, fisiologica, psicologica e mentale. Il Pranayama controlla la mente dominando gli istinti più bassi, mentre il Pratyahara (distacco dal mondo esteriore), argina il flusso dei sensi verso l'esterno, distogliendo la percezione e gli organi di azione dai piaceri terreni. Dharana (la concentrazione prolungata) riempie la mente fino al raggiungimento della fonte dell'esistenza e il successivo dissolvimento nell'anima. A questo punto, quando si perde la sensazione di un’esistenza separata, si raggiunge il Samadhi: ora non rimane nient'altro che l'essenza di un unico essere L'ANIMA.

YAMA 

Codici etici comportamentali da seguire e osservare nella vita quotidiana:

  • NON VIOLENZA: richiede introspezione per trasformare azioni e pensieri negativi e distruttivi nel loro opposto. 
  • LIBERTA'  DALL'AVARIZIA
  • VERITA':richiede introspezione per trasformare la menzogna l'inganno e la falsità.
  • CASTITA':richiede una vita sessuale disciplinata che rafforzi quella soddisfazione e quella forza morale che vengono dall'interno.
  • LIBERTA' DAL DESIDERIO: l'istinto che si cela in ognuno di noi, e ci intrappola nel ciclo karmico della reincarnazione dopo la morte.

L'ASTANGA YOGA AIUTA A DISCIPLINARE LA MENTE, LIBERANDOLA DAL QUEL DESIDERIO DI POSSESSO E CONDUCENDOLA IN UNO STATO DI APARIGRAHA, LIBERTA' DAL DESIDERIO, E DI ASTEYA, LIBERTA' DALLA CUPIDiGIA.

NIYAMA

Corrente positiva che porta disciplina, allontana l'inerzia e genera il desiderio di seguire il cammino dello yoga.
I suoi principi sono:

  • PULIZIA
  • SODDISFAZIONE: capacità di accontentarsi 
  • AUTODISCIPLINA: volontà di purificare corpo, sensi e mente. Praticare lo yoga con devota attenzione verso Sè e Dio.
  • STUDIO DEL SE' che include corpo, mente, intelletto e Io.
  • LA DEVOZIONE A DIO

ASANA, PRANAYAMA E PRATYAHARA 

Eseguire un'ASANA aiuta generare energia. Rimanere in una postura ASANA aiuta a organizzare e distribuire questa energia in tutto il corpo. Sciogliere la posizione in modo "attento" serve a far sì che questa energia non si disperda. PATANJALI descrive così gli effetti di un ASANA: un corpo perfetto possiede bellezza, grazia e forza paragonabili alla resistenza e alla lucentezza di un diamante.
Mentre si praticano le ASANA bisogna concentrare la propria attenzione sul corpo interiore, rivolgendo la mente verso l'interno in modo da affinare l'intelligenza. Quando le imperfezioni del corpo fisico e sottile sono state eliminate si riesce a praticare l'ASANA senza alcun sforzo. Quando corpo mente e Sè sono uniti avviene il momento di svolta dell'ASANA: la devozione a Dio.

PRANAYAMA

ASANA e PRANAYAMA sono strettamente collegate. Patanjali dice chiaramente che il Pranayma dovrebbe essere affrontato solo dopo una approfondita conoscenza delle ASANA. PRANA significa "energia vitale" che include anche il potere della volontà e l'ambizione, mentre AYAMA si intende "allungamento”, espansione estensione. Patanjali dà l’incipit il Pranayama con il semplice movimento del respiro, insegnandoci ad osservare ogni atto del respiro.
Si compone di tre movimenti: INSPIRAZIONE PROLUNGATA, ESPIRAZIONE PROFONDA, RITENZIONE CONTROLLATA E STABILE, che devono essere eseguiti con precisione.Questa pratica dirige l'energia verso l'interno preparando la mente al distacco dai sensi. Quando i sensi si allontanano DALL'OGGETTO DEL DESIDERIO LA MENTE NON SI TROVA PIù IN LORO POTERE E LI RENDE PASSIVI. LIBERA DALLA TIRRANNIA DEI SENSI PRATYAHARA SIGNIFICA PROPRIO QUESTO.

SAMAYAMA
DHARANA DHYANA E SAMADHI vengono raggruppati da Patanjali sotto il termine SAMAYAMA: l'integrazione tra corpo respiro mente intelletto e Sè. Non è facile spiegare gli ultimi tre stadi come entità separate.La mente controllata acquisita durante il pratyahara, in dharana è in grado di fissare la sua attenzione su un singolo pensiero. Quando questa concentrazione è prolungata diventa dhyana . In questa fase si prova un senso di sollievo serenità e pace. Tale stato di quiete prolungata libera l'individuo dall'attaccamento alle cose, rendendolo indifferente alle gioie e ai dolori. L'esperienza del SAMADHI si prova quando colui che conosce, lo scibile e il già noto diventano una cosa sola. E' uno stato di totale coinvolgimento, assorbimento, identificazione con il mantenimento dell'intelletto in uno stato di equilibrio. IL SAMADHI PUO' ESSERE PROVATO SOLO A LIVELLO DEL CUORE.
SAMA= LIVELLO ADHI= SOPRA.

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