Il caffè sospeso di Luciano De Crescenzo

« Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo… »

(Luciano De Crescenzo, Il caffè sospeso)

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Per i fortunati che NON hanno letto il libro (nel senso di: coloro i quali non hanno ancora "utilizzato il gettone, il grande beneficio" di leggere il libro di De Crescenzo), occorre un'opportuna precisazione. L'usanza in questione è tutt'ora in voga. E fa di Napoli una luogo nel luogo senza eguali nel mondo. Nel bene e nel male, forse. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. I Napoletani non sono solo "simpatici", accezione per la quale sono conosciuti a livello internazionale, sono anche estremamente generosi. A modo loro, però. E qui casca l'asino. La beneficenza dei Napoletani non è mai sfacciata, nessuno alimenta la propria stima con grandi gesti eroici atti esclusivamente all'autocelebrazione promozionale: a Napoli il caffè è un'istituzione, un must si direbbe oggi. E non potersi permettere un caffè fa di un uomo un pover'uomo. Ma la grande, inestimabile dignità di spirito del popolo partenopeo fa sì che si possa ovviare a quanto sopra con un piccolo grande gesto di solidarietà sociale, rivolto al prossimo. Al prossimo cliente, non (solo) al prossimo in senso cristiano. A colui che viene cronologicamente dopo all'offerente e al quale, senza nulla chiedere, il barista prepara il caffè sospeso di cui Luciano De Crescenzo canta le lodi. Giustamente, simbolicamente. Vedi Napoli e poi muori.

Cordialità. 

luciano de crescenzo   foto di augusto de luca