Mariangela Pira,semplicemente strepitosa

Giornalista professionista, responsabile del Desk China di Class Editori. Scrive per Milano Finanza e da Class Cnbc cura le finestre sulle borse per Skytg24. Per il Ministero degli Affari Esteri ha curato Esteri News, notiziario della diplomazia italiana, progetto per cui ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri paesi dove è presente la Cooperazione italiana. Ha iniziato la sua carriera all’Ansa di New York. Ha scritto per Hoepli La nuova rivoluzione cinese.

La tua brillantissima carriera? «Non so se brillantissima. Ma di certo frutto di fatica, alzatacce, lavoro anche durante le ferie. Porto con me l'esperienza in Afghanistan, l'attentato dell'agosto 2009 a Kabul, le tante interviste fatte, l'approfondimento, il lavoro di ricerca. Il libro scritto con l'amica e collega Sabrina Carreras due anni fa per spiegare a tutti la Cina, che per me è stata una esperienza fondamentale di vita e di lavoro. Gli insegnamenti del mio vicedirettore Alessandro Marenzi. Voglio dire ai più giovani: ce la potete fare grazie al merito. Perché a me è successo».

La Sardegna e Dorgali. «È la mia terra. Il mio rifugio. Mio babbo, che amo moltissimo e che continua ad essere un supporto fondamentale. Ascolto una canzone, No Potho Reposare per esempio, e mi commuovo. Ogni volta che sono all'estero, da qualsiasi parte c'è sempre almeno un sardo/sarda, se non più d'uno. Mi sento dire: ma come è che siete sempre così uniti e fate comunella all'estero? Penso sia questo amore viscerale per l’isola che ci unisce e che ci permette di riconoscerci fuori dalla Sardegna».

 «Ormai me lo fanno notare in tanti ed è bello, ci credo pure io! È una materia un po' indigesta, ma il fatto che io abbia una cultura classica aiuta ad avvicinare il linguaggio alle persone comuni, come me, come noi. Un esempio è chiedere all'esperto con cui parlo di spiegarmi le cose come se le dicesse al “lattaio dell'Ohio”. Serve anche a difendere il telespettatore da batoste (penso alle banche o all'Argentina) come quelle che ci sono state in passato». È stato difficile entrare in SkyTg24? «Purtroppo sono entrata per sostituire un collega, scomparso prematuramente, si chiamava Federico Leardini e ha lasciato un grande vuoto. Quando mi chiamarono pensai mi volessero parlare dell'abbonamento».
E il famoso e temutissimo spread? «Lo spiego anche qui, se vuoi (il mio collega e amico Milo direbbe: ora parte lo spiegone). Lo spread è in sostanza la differenza tra quando rende un titolo di stato decennale tedesco (preso come punto di riferimento in Europa) e il rendimento del Btp italiano. Ricordate sempre che più uno strumento rende più è rischioso. Il gioco è questo. Se lo spread sale significa che i nostri titoli di Stato rendono tanto in interesse perché sono più rischiosi. Perché ci si fida meno del nostro Paese. E quando lo stato si indebita, vendendo titoli di Stato, paga a chi li sottoscrive un tasso di interesse corposo. Indebitandosi ancora di più! Soldi che potrebbe usare per pagare la sanità, la scuola, la ricerca per esempio. Lo spread non è astratto, sono soldi concreti».
Insomma, farsi capire da tutti è la prima regola per un giornalista: «Conoscenza del tema, frasi semplici e comprensibili a tutti, un vocabolario preciso. La gente non è stupida, se le cose le spieghi le capisce. Ma tu sei la prima che deve capirle. Per poterle trasmettere nel modo giusto.”