C'è un nuovo sceriffo in città

Cedere il passo, lo scettro del potere e il titolo di "migliore di sempre" è sempre difficile.

magic johnson 1

Lo è stato anche per Magic Johnson ed è avvenuto per caso, un pomeriggio in allenamento. 

Un allenamento sui generis, non c'è che dire: il primo Dream Team, il vero Dream Team, si preparava ad affrontare le Olimpiadi di Barcellona 1992. Quel pomeriggio, "ultima prova di scena", una partita vera e propria tra due quintetti equilibrati: da una parte Magic Johnson, il mito, l'uomo che ha cambiato per sempre i ruoli e le dinamiche del basket (prima Americano, poi internazionale), dall'altra il nuovo, già affermato e conclamato, la fuoriserie della NBA Michael "AIR" Jordan. 

051315 43 nba earvin magic johnson jr ob pi vresize 1200 675 high  38

E' necessario stilare un breve curriculum dei due personaggi in questione: a Magic il ruolo del grande cambiamento, braccio destro del "potere" dei mitici Los Angeles Lakers negli anni dell'eterno antagonismo con l'altra faccia della medaglia, bianca, gli altrettanto mitici Boston Celtics guidati dall'altrettanto mitico Larry Bird. Dal canto suo Magic aveva già insegnato al mondo che per portare la palla, fare il playmaker, spostarsi a interpretare il ruolo dell'ala, arrestarsi e tirare da lontano oppure entrare dritto a canestro, prendere rimbalzi, stoppare, difendere come Dio o chi per lui comanda...non era necessario essere un piccoletto sbarazzino alla Spud Webb, agile e imprendibile come un folletto. Magic sapeva fare tutto questo, meglio di chiunque altro, dall'alto delle sue leve giganti. Con una naturalezza congenita e tutt'ora invidiabile. Difesa, attacco, rimbalzi, assist. Fondamentali da far paura. Faceva sembrare tutto facile, Mr. Johnson. Per chi l'ha visto giocare, l'appellativo "Magic" gli calzava a pennello. Dall'altra parte della barricata, l'alieno Jordan, che sapeva volare sulle teste degli altri giocatori per poi schiacciare a canestro al termine di una parabola lunga come una messa cantata. Immarcabile, imprendibile, incredibile. Aveva spostato l'attenzione del mondo dalle coste east & west americane al centro del Paese: i suoi Chicago Bulls erano invincibili. 

OK ragazzi, facciamo finta che sia una partita vera. Da una parte Magic, dall'altra Jordan. Gli altri addendi si chiamavano Larry Bird, Karl Malone, Charles Barkley, Scottie Pippen...e via dicendo, insomma. Una squadra di extra-terrestri capace di conquistare in finale l'Oro olimpico contro la Croazia con 44 punti di scarto. Ma questa storia fa parte della storia delle Olimpiadi e del basket. Era semplicemente inevitabile che accadesse. Quel che successe prima, è paradossalmente ancora più incredibile. 

Un allenamento che sapeva tanto di un passaggio di consegne, e lo era veramente. Anni dopo, entrambi i protagonisti ammisero di aver giocato quel pomeriggio la migliore partita della loro vita. Rispettandosi a vicenda e dandosi battaglia all'ultimo sangue. Con gli mostri sacri a guardare, partecipando, la storia che faceva il suo corso. Kareem Abdul Jabbar, Julius Erwing erano acqua passata, preistoria. Il basket di allora era infinitamente più lento, i ruoli più vincolanti e specifici. Qui c'era tutta la tecnica e la padronanza di Magic e l'imprevedibilità di Jordan. Per non parlare degli altri. Il "povero" Larry Bird che tentava di dire la sua, per non ammettere di aver anch'esso perso lo scettro del potere fino un attimo conteso dal solo Magic. E ancora il Principe Carlo Barkley, Malone e tutti gli altri. Che partita. Non ebbe mai fine, non è ancora finita. Gli animi si stavano cominciando a scaldarsi. Qualche parola e spinta di troppo. L'allenatore avrebbe voluto fermare il treno in corsa, ma era troppo tardi. Eppure era necessario fare qualcosa, subito, non poteva mettere a rischio e repentaglio la salute del gruppo, le Olimpiadi erano alle porte. Chiamò un time-out, o forse semplicemente finì il primo tempo. Fu in questo momento che Jordan indossò definitivamente la corona del re e realizzò uno dei canestri più importanti della sua vita: con una battuta di spirito, molto americana, smorzò gli animi concitati. Tornò immediatamente la pace e gli USA, nelle settimane che seguirono l'incontro al vertice, vinsero tutto. E anche di più.

"...ehi Mr. Johnson....- un gran sorriso e una pacca sulla spalla - c'è un nuovo sceriffo in città!"

Follow me now