Il cavedano è di sinistra

Comprendo come il titolo possa sollevare potenziali perplessità e malumori, bisbigli sottili e sommessi, alzate di mano, scioperi e prese di posizione. Ma è un dato di fatto. Geografico, se non storico. Come si evince dalla rappresentazione territoriale che sovrasta il testo e tinge di rosso la stragrande maggioranza dell’Europa occidentale e orientale - ben oltre i confini dei Paesi satellite, gli stati cuscinetto della Grande Madre - nonché buona parte del Medio Oriente, il cavedano popola i corsi d’acqua di mezzo mondo. 

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Pesce gregario, ama la collettività. Vive in comunità sociali dove nessun padrone fa da capobranco, nessuna testa di serie tira le fila dell’interesse comune. La Festa dell’Umiltà. Non è mica monarchico come una trota, regina indiscussa del proprio micro o macro (scopico) habitat territoriale, fazzoletto di terra liquida dove nasce, muore e si riproduce dando alla luce una nuova regina che tramandi la medesima linea di sangue. Non è mica oligarchico come un temolo, “pochi ma buoni” sembra essere il suo motto. Niente affatto, il cavedano divide. Divide il pane e il companatico, divide l’opinione pubblica. Temuto e perseguitato a livello mediatico dal resto del mondo, prolifica senza sosta né remore e sventola la propria orgogliosa bandiera rivoluzionaria sotto il naso altero di ottusi benpensanti che nascondono a se stessi una triste verità: il cavedano è probabilmente l’unico pesce veramente autoctono che nuota nei nostri fiumi. Crede nella forma e nella sostanza di un mondo migliore, il nostro ciprinide dalle squame dorate, e lo grida a gran voce. 

Fatto sta che, osservandolo con attenzione, alcune incongruenze saltano inevitabilmente all’occhio: in primis il cavedano tende a nuotare sempre in acque tranquille, un po’ ai margini (mi si permetta) delle principali correnti (di pensiero, si legga). Vive in ampie comunità, ma risulta evidente un certo disordine geopolitico nella disposizione degli addendi: alcuni componenti si riuniscono in gruppetti di chiaro stampo carbonaro e si fanno da parte. Non tutti i pesci sono orientati verso monte, sembra quasi che non abbiano intenzione di remare (pardon, nuotare) nella stessa direzione. E soprattutto quando arriva un cavedano di ragguardevoli dimensioni, notevolmente più grosso degli altri, i pesci piccoli (nel senso di: pesci piccoli) cedono il passo e il boccone prelibato all’autorevolezza del più forte o supposto tale. D’altra parte, si sa: “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” (cit. The Animal Farm, George Orwell). 

Vanni Marchioni su public company

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