Qui finisce l'avventura del Signor Ventura

Parliamoci chiaro, definire "apocalisse" o "catastrofe" un'eliminazione dai Mondiali di calcio è qualcosa da prendere con le molle, da cui prendere le distanze e prendere anche un po' per i fondelli. Diamo all'evento un nome corretto, è un peccato. E' un peccato per tutti noi, per tutti noi Italiani, disdire l'organizzazione di una grigliata in estate avanzata. Oppure farla lo stesso, con il sottofondo video di Honduras-Norvegia. E dove le mettiamo le aspettative di (vana)gloria dei nostri figli? Io stesso, che di calcio non mi interesso affatto, sono cresciuto con i goal di Tardelli e Paolo Rossi, con la progressione a testa alta di Antognoni e la partita a briscola di Pertini e Bearzot. Non credo alle lacrime di coccodrillo di qualcuno che questa prossima estate vedrà i Mondiali da un lettino superlusso di un resort superlusso nei Caraibi, ma credo all'indebolirsi delle positività potenziali di un'italianità popolare che ha bisogno di credere in un progetto vincente.

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Non esserci significa togliere qualcosa a una popolazione a cui resta poco altro (mi si perdoni questa analisi pessimistica, ma altrettanto realistica) che sognare a occhi aperti in questo periodo storico di grandi incertezze, di grandi testate fisiche e non giornalistiche. I giochi del Colosseo, come ai tempi dell'Antica Roma Imperiale, servono ad alimentare il buonumore, a mettere da parte per un'ora e mezzo i grandi guai del nostro piccolo mondo. Ci viene tolto anche questo, per troppo gel nei capelli di qualche fortunato ragazzino viziato e per troppo argento nei capelli di qualche alto dirigente che piuttosto che mollare una poltrona l'avvolge con le proprie radici. 

Ecco il risultato: nessuna frittatona di cipolle, nessun rutto libero. 

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Un altro colpo all'immagine internazionale di un Paese che stenta a ripartire. 
Che peccato, Signor Ventura. Hanno vinto i cattivi, gli sbruffoni e i tatuati. Un uomo di buon senso e buona educazione come Lei poteva e doveva traghettarci ben oltre un altro scoglio funesto dell'Isola del Giglio. 

Vanni Marchioni su public company

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