La torre Allianz a CityLife Milano, ma anche il Museo di arte contemporanea di Los Angeles, il Pala Alpitour a Torino e altre meraviglie.

Giapponese,  Arata Isozaki riceve il prestigioso premio Pritzker alla Fondazione Hyatt di Chicago. Il Giappone si aggiudica così un settimo Pritzker Prize dopo Kenzo Tange (1987), Fumihiko Maki (1993), e Ban (2014).

“Isozaki è stato pioniere nella sua comprensione dell’architettura come entità globale e locale, come due forze che partecipano alla stessa sfida”, ha sottolineato il presidente della giuria del premio Pritzker, Stephen Breyer.

Nato nel 1931 a Oita, una città del sud del Giappone, Arata Isozaki fa parte della generazione che ha dovuto ricostruire un paese dalle proprie ceneri, sia dal punto di vista architettonico che culturale. “Quando ho avuto l’età per iniziare a capire il mondo, la città in cui sono cresciuto è stata rasa al suolo. Allo stesso tempo, sulla costa opposta, la bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima. Si può dire che la mia prima esperienza dell’architettura è quella del vuoto, così ho cominciato a riflettere alla maniera con cui le persone possono ricostruire le loro case e le loro città”, ha spiegato Isozaki in occasione della cerimonia.

Prima quello che ha costituito il paesaggio del dopoguerra giapponese, poi quello del ma, un concetto della filosofia giapponese che esplorerà nel corso di tutta la sua vita e magistralmente esposta nel saggio Japan-ness in architecture (The MIT Press, 2006).

In Italia ha contributo a immaginare il nuovo volto della di Milano costruendo nel quartiere City Life la torre Allianz (2015), che fa ormai parte dello skyline della capitale lombarda con la torre Pirelli di Giò Ponti.

Nel 2006 ha completato il Palasport olimpico di Torino (Pala Alpitour) e nel 2012 ha completato la biblioteca comunale di Maranello, il paese in provincia di Bologna dove ha sede la Ferrari. Nella capitale emiliana, Isozaki ha vinto il concorso internazionale della stazione per l’alta velocità, che non ha purtroppo mai visto la luce.

Nel 1998, Isozaki vince un altro concorso in Italia, a Firenze. Si tratta della progettazione per la Loggia da realizzare all’uscita degli Uffizi. Anche questo progetto non è mai stato realizzato.

Nel 1963 fonda la sua agenzia, Arata Isozaki & Associates. Se in un primo momento aderisce al movimento brutalista, l’architetto giapponese esplorerà forme e soluzioni diverse durante tutta la sua carriera. “Per trovare il mezzo più appropriato di risolvere i problemi, non potevo limitarmi a un solo stile. Il cambiamento è diventato la mia sola costante. Paradossalmente, il cambiamento è diventato il mio stile”, spiega Isozaki.

Dopo la prima fase brutalista espressa nel progetto della Biblioteca di Oita (1966) ispirato direttamente dalla sua collaborazione con Kenzo Tange, Isozaki aderisce al movimento metabolista immaginando uno scenario utopico per Tokyo negli anni 60. Nel 1969 invita i collettivi italiani e internazionali Archizoom e Archigram a partecipare alla rivista giapponese Bijustu Techo con un articolo dal titolo molto provocatorio: Killing Metabolism with information (Uccidere il metabolismo con le informazioni).

Meno conosciute sono la sua attività di designer e la sua passione per le curve di Marylin Monroe. A partire dai fianchi dell’icona americana, Isozaki disegna l’eponima sedia Monroe nel 1972. A partire dagli anni 80, Isozaki esplora lo stile postmoderno come dimostrano i progetti del Museo di Arte contemporanea di Los Angeles (1986), il Team Disney Building di Orlando (1990) o ancora lo Tsukaba Center Building (1983)

 

fonte: https://www.esquire.com/it/cooljapan/