"Houston, abbiamo un problema" non è andata proprio cosi.

Alle 22:08 ora di Houston (le 3:08 del mattino del 14, ora di Greenwich), tutti con il fiato sospeso per conoscere il destino di tre astronauti in rotta verso la Luna.

Il veicolo spaziale, l'Apollo 13 aveva subito la rottura per sovrappressione di un serbatoio d’ossigeno a oltre trecentomila chilometri da casa. Ce la fecero trasformarono il modulo lunare  in una scialuppa di salvataggio, ma non fu una passeggiata. Ma la cosa di cui volevo parlarvi è che non è andata come tutti pensano, e nemmeno che la frase che tutti conosciamo non è stata quella.

apollo 13 2

"Houston, abbiamo un problema"  non furono queste le parole esatte e che non fu il comandante Jim Lovell a pronunciarle per primo, ma Jack Swigert, pilota del modulo di comando, che disse "Okay, Houston, we've had a problem here", ossia "OK, Houston, qui abbiamo avuto un problema". Otto stupefatti secondi più tardi, il Controllo Missione a Houston rispose "This is Houston. Say again, please."("Qui Houston, ripetere prego"). Altri sette secondi. Solo allora il comandante Lovell parlò dell'allarme: "Houston, we've had a problem" ("Houston, abbiamo avuto un problema") e iniziò a spiegare i dettagli tecnici dell'avaria.

apollo 13 anniv crew

L'incidente dell'Apollo 13 fu visto dalla Terra. Il veicolo si trovava a 321.860 chilometri dal nostro pianeta, e sul tetto dell'edificio 16A del Manned Spacecraft Center, oggi noto come Johnson Space Center, il complesso dal quale venivano diretti i voli spaziali Apollo, c'era un gruppo di dipendenti della NASA che stava guardando il cielo attraverso un telescopio da 40 centimetri, sul quale c'era montata una telecamera al posto dell'oculare. Un monitor mostrava l'immagine ripresa dalla telecamera: due puntini che non erano stelle, ma erano il terzo stadio del veicolo Apollo, in rotta di collisione intenzionale con la Luna, e la capsula Apollo con a bordo i tre astronauti, che da quel terzo stadio s'era separata due giorni prima.

Improvvisamente il puntino più fioco dei due, quello della capsula Apollo, si trasformò in un disco che si espandeva. Al momento nessuno dei presenti si rese conto di aver visto lo scoppio che per poco non condannò a morte i tre astronauti. Il gas perduto dal veicolo si stava espandendo nel vuoto come una nube sferica e in pochi istanti raggiunse un diametro di 40 chilometri, diventando visibile nonostante la grande distanza. E questa è una fotografia di quella nube.

apollo 13

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