200 Giorni Di Viaggio

Il giorno in cui abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio lo ricordo bene:

Era sabato.

Era stata una lunga giornata di lavoro.

Una di quelle giornate in cui stai in mezzo a centinaia di persone ma di ognuno non ricordi neppure il volto, solo un veloce saluto e un paio di pantaloni da vendere.

Appena tornai a casa trovai Yusei, come sempre sorridente e la cena già pronta: ramen fatto con le fettuccine all’uovo perché i noodles alla conad sotto casa non si trovano.

Abbiamo iniziato a parlare di viaggi, di andare in Giappone a trovare la famiglia, di trasferirsi a Londra e di lasciare presto Firenze.. ma per iniziare una nuova routine? No.

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Ci siamo fatti due calcoli e la visita in Giappone da due settimane l’abbiamo allungata ad un mese, poi tutto e stato più semplice.. “ma siamo vicini alla Cina, perché non fermarci prima li?! Ehi, ma poi saremmo così vicini alla Mongolia..” e alla cosa che più di ogni altra esperienza al mondo sognavo: la transiberiana.

Presi dall’eccitazione abbiamo aggiunto e aggiunto destinazioni al progetto che stava prendendo vita: Agoba.

E’ passato più di un anno da quel giorno e quasi sette mesi che la strada è diventata casa nostra. Nessun rimpianto, solo una coloratissima collezione di ricordi. Tengo stretta al cuore quelli più assurdi per mantenere vive quelle sensazioni che solo una volta nella vita si provano e pare impossibile spiegarle a parole.. beh tu come la descrivi la felicità? Sentirsi liberi e padroni di se stessi?

«Dovrebbe essere la cosa più facile del mondo (essere se stessi), ma non lo è. Per essere se stessi non si deve fare nulla: lo si è già. Come potresti essere altrimenti? Come potresti essere qualcun altro? Ma posso capire il problema: nasce perché la società corrompe chiunque. Finora la società è stata un incredibile fonte di corruzione: corrompe la mente, l’essere; ti impone a forza delle cose, e tu perdi il contatto con te stesso. Tenta di fare di te qualcosa che non eri affatto destinato a essere: ti spinge fuori dal tuo centro, ti trascina lontano da te stesso. Ti insegna a essere simile a un Cristo o a un Buddha, ad assomigliare a questo o a quest’altro; non ti dice mai di essere te stesso: non ti permette mai alcuna libertà di esistere, impone alla tua mente immagini estranee prese dall’esterno.

Alla fine ecco che prende forma il problema. Al massimo, tu poi fingere, e quando fingi non sei mai appagato. Tu vuoi sempre essere te stesso – è naturale – e la società non lo permette: vuole che tu sia qualcun altro, vuole che tu sia falso; non vuole che tu sia reale, perché le persone reali sono pericolose, le persone reali sono ribelli. Le persone reali non possono essere controllate tanto facilmente, le persone reali non possono essere irregimentate: vivranno la propria realtà a modo loro, faranno ciò che sentono; non si preoccuperanno di ciò che gli altri si aspettano. Non potrai chiedere a persone simili di sacrificarsi; non le potrai immolare in nome della religione, dello stato, della nazione, della razza: è impossibile sedurle a fare un qualsiasi sacrificio. Le persone reali propendono sempre verso la propria felicità. La loro felicità è un valore assoluto: non sono disposte a sacrificarsi per null’altro. Questo è il problema.»

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