LA CIUDAD NUCLEAR

Cuba dal punto di vista energetico è sempre stata dipendente da altri paesi non avendo alcun tipo di risorse minerarie o petrolifere da poter sfruttare in tal senso.

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L’idea di dotare l’isola di centrali nucleari con lo scopo di raggiungere un’indipendenza energetica risale agli anni settanta e ufficialmente i primi lavori per la realizzazione di una importante centrale sono del 1982 quando iniziarono i lavori per la costruzione della centrale nucleare di Juragua situata nella provincia di Cienfuegos a circa 300 chilometri a sudest dell’Avana. Ma i preparativi soprattutto legati al know how si erano già attivati anni prima di tale data e, in collaborazione con l’allora Unione Sovietica, iniziò un inteso ‘scambio culturale’ di ingegneri, fisici, matematici, tecnici e specialisti tra i due paesi. In quel periodo furono molti gli studenti cubani che si laurearono nelle repubbliche sovietiche. 

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Intorno a Juragua (9 km dalla centrale) venne costruita una vera città con circa 4.200 alloggi, chiamata appunto Ciudad Nuclear, che ospitava tutti coloro che lavoravano o avrebbero lavorato intorno alla costruzione della centrale insieme alle loro famiglie. L’impianto era stato studiato a 4 reattori (successivamente ridotti a 2) di progettazione sovietica. Fidel Castro Díaz-Balart, detto anche “Fidelito” per la sua forte somiglianza con il padre, fisico nucleare che aveva studiato nell’ex Unione Sovietica fu messo a capo del programma nucleare nazionale di Cuba dal 1980 al 1992. Fidelito, che seguì tutta la costruzione della centrale di Juragua, è morto suicida il 2 Febbraio del 2018. 

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L’impianto sollevò a suo tempo forti preoccupazioni negli Stati Uniti al punto che il Wall Street Journal definì la centrale di Juragua come una ”Cernobyl ad orologeria nei Caraibi”.

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica vennero meno i finanziamenti, si aprì a Cuba il cosiddetto período especial e, colpa anche dell’embargo internazionale, il Paese attraversò uno dei periodi più drammatici della sua storia. La costruzione venne così interrotta nel 1992 per mancanza di fondi: uno dei due reattori da 440 megawatt fu completato all’80 per cento, mentre i lavori sul secondo reattore rimasero fermi al 20-30 per cento.

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Fu lo stesso lider maximo cubano Fidel Castro ad annunciare il ”rinvio a tempo indefinito” di quello che l’Avana aveva battezzato la obra del siglo in un discorso per il ”Giorno della scienza cubana” pubblicato dal ”Granma”, l’organo del Comitato centrale del Partito comunista cubano.

Nel 1996, Mosca concesse 30 milioni di dollari per la manutenzione del progetto. Cuba che fino a quel momento aveva investito insieme alla Russia oltre un miliardo di dollari, cercò dei partner per riprendere i lavori e un certo interessamento a finanziare (ci sarebbero voluti 750 milioni di dollari per completare il primo reattore) il progetto era giunto da Germania, Francia e Italia, provocando forte irritazione a Washington. Ma alla fine, come constatò Fidel Castro, ”Non c’era alcuna speranza nel 1992 e non ce ne sono ora” annunciando in alternativa un programma di modernizzazione delle centrali termoelettriche a petrolio.

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Oggi intorno alla centrale, che venne totalmente smantellata al suo interno, c’è un nuovo fermento. Sembra, ma le notizie non trovano dei riscontri ufficiali, che Juragua stia diventando un luogo di stoccaggio di rifiuti tossici, alcuni ipotizzano di scorie radioattive mentre altri parlano di rifiuti ospedalieri. 

Intanto nella Ciudad Nuclear si vive nel ricordo di quello che fu e che avrebbe potuto essere. Molti scienziati, pur essendo altamente specializzati, si sono ritrovati senza lavoro. Alcuni hanno avuto la possibilità di insegnare fisica o matematica nel Politecnico presente nella città. Altri purtroppo sono disoccupati e vivono in condizioni precarie e fatiscenti. Chi lavora si sposta a Cienfuegos.

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Comunque non è una città morta. Il mercato nel centro vende polli vivi e verdure fresche, vestiti, scarpe, bottiglie di rum. Due piccoli forni fanno della pizza dai sapori piuttosto cubani. La comunità ha una banca, una scuola elementare, una farmacia, un politecnico, un parco giochi e una clinica. Tra case costruite a metà, torri di cemento non finite continuano a vivere qualche centinaio di cubani e una piccola mancata di russi che ancora chiamano la Ciudad Nuclear, casa.

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