Life Experience - Mosca

SPASSIBA DANIEL

Non ho sonno a differenza di Massimo e Milaus. La Piazza Rossa di notte è più bella senza persone.

Mi metto a sedere per terra, osservandola, poliziotti di ronda e nottambuli. Tra questi a leggere un libro, Daniel, con il quale scambierò diverse memorabili partite a scacchi nella piazza. E qualche anno dopo l’affascinante spettacolo del vecchio Circo di Mosca. La spesa con suo padre in un supermarket di periferia, una cena con i suoi genitori nella loro casa in un sobborgo di Mosca. Era tanto che non vedevo la carta da parati a fiori sui muri, ricordo d’infanzia.

russia moscow city panorama

Le foto dell’unico loro viaggio fuori Mosca: in Italia per le nozze, tre giorni. Dopo cena io e Daniel ubriachi per le strade di Mosca, bar e club mezzi vuoti, a salutarci in Piazza Rossa con le sue dieci parole di inglese e la mia sola di russo. 

Dopo qualche anno mi arriverà una mail dove si scusa che sia passato così tanto tempo senza sentirci, è in galera, spera che io riesca a contattare i suoi genitori e  di potermi riscrivere il prima possibile.

Spassiba, Daniel.

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K.G.B. Mosca e Leningrado (San Pietroburgo) sotto Gorbaciov.

Uno scassatissimo Tupolev che gocciola acqua sulle poltrone. Il cibo a bordo dell’aereo non era commestibile. Il controllo dei passaporti: giovanissimi militari dalle divise impeccabili ti aspettano ciascuno al suo box. Ti prendono il passaporto in mano e non ti staccano gli occhi di dosso. Occhi negli occhi per almeno un minuto. Poi nascosti dal bancone, annotano chissà cosa. Ti senti nudo e colpevole. La Piazza Rossa è enorme e stupenda con la neve, i negozi enormi, grandissimi con la fila fuori di signore in gonna dalle guance rosse che gridano povertà. Cappelli di lana, guanti e borse in stoffa miseramente vuote. Questi negozi dai banconi lunghissimi con nel mezzo pochissimi pezzi di carne troppo cara per molti ti fanno sentire ancora  più  il freddo per la strada. Un negozio di giocattoli ha come unico prodotto un centinaio di cavalli a dondolo in legno, rossi e perfettamente disposti in  più  file.

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Per la strada donne bellissime, piccoli mercati improvvisati, poche auto e diversi uomini accucciati dal freddo nei portoni dei palazzi, con bottiglie di vodka o alcool puro nascosto in buste di carta marrone. 

La troverò molto cambiata qualche anno dopo, questa affascinante “signora”.

NOTTI BIANCHE, SAN PIETROBURGO

Tutte le volte che vengo in Russia mi torna in mente mia nonna Teresa/Pina. La vedo in queste anziane per la strada, i vestiti me la ricordano, il suo amore per i viaggi, soprattutto in queste terre dalle quali ha ed ho avuto un po’ del mio sangue. E so che tra poco, purtroppo, mi tornerà in mente anche mia zia Cristiana (altro nome russo), che lotta in ospedale con la sua gola ormai allo stremo e la voce sempre  più  rauca. Osservare queste donne  all’uscita dei sottopassi, venditrici di fiori o di piccole cose ruBate alle case ed ai ricordi per poter mettere qualcosa sotto i denti mi da insieme una tristezza ed un piacere che mi avvolge come il profumo di erba fresca che arriva da quei mazzi di piccoli fiori.

san pietroburgo

Sono a San Pietroburgo per le famose Notti Bianche, aspettando la banda “dei bulli e pupe” di Mosca: Sasha e Dimitri in testa. Mi riscaldo dal sole caldo delle undici di notte a bordo dei Battelli e sulle pedane dei bar sulla Neva. All’uscita delle metropolitane per farsi inondare dal vento caldo e sporco, ricco di odori della  più  varia umanità che passa da qua.

Il concerto dei Prodigy e di Marylin Manson al Palazzo del Ghiaccio. Il famoso night G&D con bionde infinite. Le cene nelle sale imperiali, assolutamente inaffidabile la guida Lonely Planet per ristoranti e club. Alimentari Yeliseevsky. l’Hermitage e i quadri di Picasso per tutta la mia infanzia osservati nei muri a carta da parati di Via Veracini. I quadri di Gauguin sui quali ho sognato per tanto tempo di arrivare un giorno a poter vedere quelle bellezze e quei mari. Statue, ponti e palazzi che si illuminano al calare della notte, una magia vissuta da un piccolo Battello che solca la Neva in silenzio e al freddo abbracciati da coperte insufficienti. Limousine infinite che sfrecciano con il loro carico di vodka per il Nevsky Prospekt. Simeon e il Propaganda. Lo squallore di Piazza Sennaya, non molto diversa nella miseria da quando era vissuta e descritta da Dostoevskij, il Giardino d’Estate, il mercato Kuznechny.

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La continua ricerca del sole, anche quello della mezzanotte, sta per finire. Io festeggio l‘ultima notte al Magrib, in Newkij Pr., il club  più  “in” del momento, 3 o 4 guardie da incubo al piccolo portoncino in ferro dell’ingresso. Si dice che sia il locale della mafia armena: Ferrari, Cadillac e Jepponi con i vetri oscurati con appoggiati in attesa annoiata guardaspalle da 150 chili. Sono tranquillamente posteggiati sopra il marciapiede, mentre poliziotti svampiti fanno le multe alle macchine che sono normalmente ai lati della strada. Aspetto il boom di una bomba o la mitragliata di un kalashnikov per un regolamento di conti invece a fine nottata arriva il conto: e non so dire quale sarebbe stato meglio.

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DIN DON (che in thailandese significa tonto, picchiatello)

Mi sveglio. Saranno le “notti bianche”, “il sole a mezzanotte”, i diversi viaggi fatti negli ultimi due anni o il sonno ancora pesante ma la sensazione è strana e divertente,  più  strana che divertente: non è immediato capire dove sono, cosa troverò fatte le scale, giorno o buio, buio o giorno. Il traffico impazzito di Saigon? La parlata strana di Daniel a Mosca? Il cappuccino chiaro di Piazza Signoria o il massaggio sulla spiaggia di Samui e l’eterno sorriso della Jim? Troverò i colori e le spezie dell’India o le strade ciottolose di Cuba o i bimbi sorridenti del Madagascar? I vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli o che altro?

Durante gli scalini malandati di questo alberghetto mi ricordo dove sono.

 

Leandro Bisenzi su public company

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