Life experience: Napoli

MARADONA, 1978

mi sto avvicinando a Napoli dopo molti anni.

È molto che volevo tornarci, e forse è naturale che sia attratto da Napoli visto che sono nato il 19 settembre per San Gennaro, il patrono della città. Poi un po’ scugnizzo a volte lo sono e mi ci sento e spesso mi dico “io speriamo che me la cavo”.

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Penso di aver visto Napoli in un momento ineguagliabile e storico per questa città, al pari, corro il rischio di essere blasfemo, dei giorni della Liberazione: la giornata dello scudetto con Maradona!

Debora Sandro ed io eravamo storditi dall’entusiasmo, tre piccolissimi pesci strapazzati nelle rapide di una immensa cascata: bandiere celesti ovunque, auto da 100 milioni e passa rubate molti mesi prima per lo più a tedeschi in vacanza fatte cabriolet a colpi di motosega, aperte come barattoli di pomodori e piene di gente urlante, dipinti di celeste dappertutto e di scudetti tricolore che passano sotto gli occhi distratti di vigili e polizia. Una piazzetta ciottolosa in discesa del rione Sanità in mano ad un vecchio ingobbito da un grosso sacco di patate. Botti mai sentiti prima e che ci fecero rifugiare impauriti in una piccolissima pasticceria facendoci scoprire dolci enormi e zuccherosissimi nei quali affogammo le nostre carie poco più che adolescenziali.

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È una stupenda giornata di sole, nella carrozza ristorante è già passato tre volte: “uè dottò, 3 euri 5 calzini, dottò”. Capisco che Napoli si avvicina e che non tradirà quei ricordi.

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L’Hotel Il Convento ci ospita nel bel mezzo dei famigerati Quartieri Spagnoli: viuzze strettissime, senza sole, case alte e panni stesi  all’infinito. Donne urlanti dai terrazzini e le moto che sfrecciano da ogni dove a tutto gas, con personaggi dalle facce ben poco rassicuranti, ovviamente senza casco. Siamo sotto  all’Agenzia Funebre Internazionale Perrella, dalla quale si affacciano spesso 3 tipi che difficilmente si possono immaginare come segretari gentili, l’ascensore che ci porta alla camera è della ditta Bonavolontà: è Napoli, la riconosco subito e mi ci tuffo. Le pizze di Michele, di Trianon e di Gino Sorbillo a Spaccanapoli, il pesce da Cicciotto a Marechiaro, le sfogliatelle di Scaturchio e di Pintauro, il caffè nocciolato al Gambrinus e dal Professore. I presepi, le bella ‘mbriana, o’ munaciello e o’ scartellat nella bellissima San Gregorio Armenio di Ferrigno. Le storie del libraio nella piazza di San Domenico Maggiore. Passeggiando per i quartieri Spagnoli coi pacchi blu e rossi di Ferrigno. Duccio che legge tra una telefonata e l’altra i morti quotidiani tra rapine al ristorante e sgozzati dal macellaio sui giornali in Via Toledo. La bimba di Gino e Maria e le foto della villa di Berlusconi. L’arringa difensiva per adulterio nella Napoli del 1954 narrata a pranzo sul treno che ci riporta coi nostri pacchi da un vecchio avvocato napoletano emigrato a Milano.

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Leandro Bisenzi su public company

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