Ai Weiwei a Palazzo Strozzi

Palazzo Strozzi a Firenze non è un posto a caso per ospitare una mostra, soprattutto dopo il successo di quella da poco terminata “Da Kandinsky a Pollock”. Nemmeno AI Weiwei è un artista a caso, sicuramente il suo ruolo di attivista lo caratterizza non meno delle sue opere, e non è delle sue opere che voglio parlare, per quello ci sono sicuramente critici più qualificati di me che non si risparmieranno. La provocazione è la sua forza, e stavolta ci è riuscito ancora prima che la mostra aprisse le porte al pubblico, coprendo le finestre con scialuppe di salvataggio, richiamando l’attenzione su un problema dei tanti naufraghi che arrivano anche, ma non solo, nelle nostre coste. Ad amplificare il rumore c’è stata la voce di una fazione di fiorentini, che a torto o ragione ha trovato di cattivo gusto una trovata del genere in una città che non ha mai dimenticato l’alluvione del ’66. A questo punto mi chiedo: esiste una maniera di provocare “politically correct” o sarebbe di per se una contraddizione in termini? Poi entrando dentro alla mostra succede qualcosa, ci si trova subito di fronte a un lungo serpente fatto di zaini cuciti insieme, che simboleggiano i giovani morti nel terremoto cinese del 2008, ideato per puntare il dito contro le colpe del governo negli errori di costruzione dei palazzi crollati. La memoria purtroppo non può non tornare in Italia, e il pensiero non può che andare ai sismi nostrani e a tutto quello che sfortunatamente conosciamo bene, così, insieme ad Ai Weiwei, speriamo che il suo grido ci svegli e ci insegni a non farci trovare impreparati all’imprevedibile. Non svelerò altro di quanto esposto, perché l’allestimento è magistrale, e la storia dell’artista interessante da scoprire, quindi il consiglio è di non farsi sfuggire l’occasione di andare a vedere, c’è tempo fino al 22 gennaio.