Hotel Gagarin

Sarà stata la luna, quasi piena, che faceva capolino tra le fronde dei pini marittimi. Sarà stata l'ottima compagnia di un numero imprecisato di sconosciuti avventori del medesimo spettacolo. Sarà stata la consueta, scomoda, sedia di plastica. Sarà stata la situazione, insomma....fatto sta a che me, Hotel Gagarin, è piaciuto un sacco. Senza pretese d'essere o diventare un film d'autore, i presupposti lasciavano intendere intenzioni poco bellicose, visione di un film "leggero" assai adatto appunto alla proiezione estiva di cui sopra.

hotel gagarin

E invece, stupore collettivo (credo, forse, forse no): una trasposizione surreale, piena zeppa di buoni contenuti, dell'alienazione concettuale e geografica di un grande Paese, fatto di storia e di altipiani innevati, posto ai margini di quel che fu l'Unione Sovietica. In un contesto sociale ed ex-socialista ai limiti del sostenibile, tante perle di saggezza popolare, tante aspettative irrisolte, tanti sogni terreni ancora da realizzare. Ecco come un cast di attori che probabilmente non vinceranno un oscar per questa loro interpretazione artistica riescono a generare un'emozione; tramite uno specchietto retrovisore sul passato, sulla storia dell'Armenia, sul futuro instabile e incerto di una popolazione che alla fine dei conti risulta avere molto in comune con i protagonisti della storia. Tutti italiani, italianissimi, primi attori appunto di una pellicola che racconta, tra le righe, della perdita di spirito d'iniziativa di una generazione allo sbando. 

 

C'è di tutto, dentro: corruzione, truffa organizzata, guerra, droga, povertà, puttane, noia, tanti troppi sogni infranti ma altrettanti da realizzare. E tutto quanto alla fine dei conti si traduce in positività e possibilità, in un contesto che tanto surreale non è. "Se vuoi essere felice, comincia" (Lev Tolstoj). 

 

La magia del cinema all'aperto.

 

Cordialità.

Vanni Marchioni su public company

by

in World -

Follow me

Tag