il (per)corso naturale delle cose (laddove "cose" indica tutte le cose)

Il bello dell'agricoltura è che non può smarcarsi dalle stagionalità.

Per quanto le giornate possano essere terse e le stagioni stesse prodighe o avverse; per quanto gli imprevedibili imprevisti possano generare creative imprecazioni da parte dei produttori, allevatori, coltivatori diretti di questo o quello, per quanto il sole possa seccare gli animi e le gole, spaccare la terra e per quanto la pioggia possa essere torrenziale e annaffiare cappelli di paglia, scavare fossati, smontare spaventapasseri e segnare, irrigandoli, confini geografici e ideologici. E per quanto ancora il vento possa far sbattere persiane, rovesciare nidi, frastagliare improbabili chiome arboree...per quanto in oggetto, la natura fa il suo corso. Segue il suo percorso e determina di volta in volta una nuova storia da raccontare. Non ci sono stagionalità in senso lato, come nella moda per fare un esempio. Non ci si veste di lana o di cotone, per fronteggiare il freddo o il caldo. Non si racchiude in un serra virtuale, la natura. Si attende, e basta. Si guarda dallo spioncino della vita, al limite. Come un temporale estivo, al riparo sotto un porticato, si guarda la pioggia che bagna siepi e terra, annega formiche e lombrichi, costringe al riparo forzato cavallette e grilli. Spariscono tutti gli uccelli. Così anche per il vino. E per tutto il resto della storia. Ogni annata è segnata. Dalle stagionalità, impreviste e imprevedibili di cui sopra. Ed è proprio questo il bello, alla fine dei conti. Ogni annata è diversa dalla precedente e sarà diversa da seguente. Qualche vecchio saggio, in inverno, racconterà che l'una assomiglia a un'altra che ricorda solo lui. E va bene così. 

Cordialità. 

Vanni Marchioni su public company

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