Museo medievale di Taranto Maria d’Enghien

Visite guidate sabato, domenica e festivi ore 10:00 - 13:00 

Solitamente, tendo a scrivere dei miei giri culturali e non, soprattutto di Roma mia città di adozione ma, “mea culpa”, non ho mai scritto della mia città, Taranto. 

Una passeggiata nel suo centro storico, che da tanto non facevo,  e il notare che molta della sua storia è sconosciuta ai più, mi porta a voler far conoscere un pezzetto di quella che era la sua importanza nell’antichità prima di diventare famosa per il suo “abruttimento e distruzione “ post ilva. 

Il Museo Medievale Maria d’Enghien  è un contenitore importante per la conoscenza della storia proprio del Principato di Taranto (XI-XV sec.) 

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Maria d'Enghien regina di Sicilia è senza dubbio uno dei personaggi più interessanti anche se forse poco conosciuto, vissuti in Italia a cavallo tra il 1300 e il 1400. 

Centrale era la sua figura, proprio per i titoli nobiliari ottenuti nel corso della vita: fu contessa di Lecce e principessa del Principato di Taranto, dopo il matrimonio con Raimondo Orsini.

Il museo alto-medievale di Taranto, inaugurato il 22 dicembre 2005, ha trovato la sua collocazione ideale nel cuore del Borgo Antico, ed è sito nell’ipogeo di Palazzo Galeota i cui locali sono perfettamente idonei a testimoniare l’evoluzione delle varie epoche. 

Il centro storico di Taranto o borgo antico è un quartiere particolarissimo.

Esso sorge su un isola collegata alla terra ferma da due ponti : il “ponte  di pietra”costruito dall’imperatore bizantino Niceforo Foca  intitolato a Sant’Egidio da Taranto, e il ponte girevole dedicato a San Francesco di Paola protettore dei marinai . 

L’isola sorge tra due mari : a costa alta sul mar  grande e a costa bassa sul mar piccolo, mare interno con polle di acqua dolce che permettono l’allevamento dei famosi mitili. 

Il museo, dedicato quindi a Maria d’ Enghien, porta i visitatori a una totale immersione di una vita medievale con scene e attrezzature originali dell’epoca. Il telaio che era presente in ogni casa, l’attrezzo per cardare la lana e l’aspo per filarla. 

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Un antico focolare con attizzatoio e pentole, un banco di lavoro da artigiano ma anche spade e armature medievali. 

Realizzato con l’intento di divulgare la cultura tarantina e di recuperare l’identità storica della città con particolare attenzione al periodo del principato di Taranto, il museo si articola in più ambienti e su diversi livelli, fino a più di dieci metri sotto il manto stradale con pareti di capraio e stratificazioni fossili.

Notissime e particolarmente belle sono le rievocazioni storiche messe in scena dagli stessi organizzatori del museo ogni anno, la più seguita “il Matrimonio di Maria D’enghien”.

La prima, unica, grande Rievocazione Storica che Taranto abbia mai avuto sul Medioevo e sul Principato degli Orsini del Balzo. 

Dal 1998 ad oggi, infatti, l’ Associazione Culturale Maria d'Enghien ha introdotto i Tarantini alle vicende gloriose della città in epoca Orsiniana con le rievocazioni, i seminari , e proprio le visite al suo Museo.

La figura di Maria D’enghien, sconosciuta ai più, e invece fondamentale nella storia del sud d’Italia, all’epoca regno di Napoli e segnatamente per la città di Taranto. 

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Un personaggio controverso, con molti estimatori e anche molti detrattori ma nonostante i giudizi positivi o negativi, ha comunque dato lustro alla città di Taranto in un periodo bistrattato dalla storia e in cui la città viveva un momento di crisi politica, sociale ed economica. 

Dopo i fasti della magna Grecia, quando Taranto era un faro di cultura per tutto il meridione d’Italia, nelle epoche successiva sotto la dominazione romana, bizantina , araba, normanna, sveva, angioina e aragonese in seguito, Taranto divenne nient’altro che  non più di un borgo marinaro. 

Ma  a questo punto una spiegazione più dettagliata su questa donna misteriosa è d’obbligo. 

Maria nacque nel 1369 da Giovanni, conte di Lecce, e da Sancia Del Balzo. 

Dopo la morte senza eredi del fratello maggiore Pietro, tra il 28 marzo e il 27 luglio 1384 gli succedette come contessa di Lecce e dei feudi di Mesagne, Carovigno, Corigliano d’Otranto, Roca, Gagliano del Capo, Acquarica del Capo e Castro. 

Sebbene Pietro fosse un deciso sostenitore di Luigi I d’Angiò, pretendente al trono di Sicilia, fu scelta dal papa romano Urbano VI come sposa per Raimondello Orsini secondogenito del conte di Nola Nicola Orsini che, aveva liberato il papa da Nocera, assediata dalle truppe di Carlo III d’Angiò. 

Il matrimonio ebbe luogo, tra il 24 agosto e il 29 ottobre. 

Benché Maria avesse riservato per sé il titolo di comitissa Licii (contessa di Lecce) e Raimondello si intitolasse come «principe consorte» esclusivamente comitatus Licii dominus (signore della contea di Lecce), questi esercitò la piena sovranità nella contea salentina. 

Maria rimase per più di venti anni all’ombra del marito che, oltre ai suoi feudi in Campania e in Irpinia, si creò negli anni successivi una vasta signoria in Puglia (Brindisi, Gallipoli, Martina Franca, Monopoli, Molfetta, Barletta, Altamura e Minervino Murge) e nella lotta per il trono tra Ladislao d’Angiò Durazzo e Luigi II d’Angiò seguì la politica opportunistica della «doppia lealtà» per schierarsi al momento decisivo al fianco del vincitore Ladislao. 

Ricompensa per questo doppio gioco fu l’investitura, da parte di Ladislao, del Principato di Taranto (il più importante feudo del Regno) che rese Raimondello signore illimitato della Terra d’Otranto.

La morte improvvisa di Raimondello, nel 1406,  lasciò Maria sola con quattro figli piccoli in una situazione critica a fronteggiare Ladislao da sola. 

Decise comunque da buona stratega, per proseguire la ribellione di Raimondello, di tenere nascosta la sua morte sino al 1° marzo 1406. Nello stesso giorno lasciò Lecce con i figli e andò a Taranto, perché la città era più facile da difendere e permetteva approvvigionamenti via mare.

Si mostrò un’avveduta organizzatrice e amministratrice: preparò Taranto al previsto assedio di Ladislao, assoldò truppe mercenarie al comando del nipote di suo marito, Francesco Orsini, e strinse contatti diplomatici con avversari di Ladislao : come re Sigismondo d’Ungheria, e re Martino I d’Aragona re di Sicilia.

Ladislao, ancora all’oscuro della morte di Raimondello, iniziò l’assedio di Taranto che dovette interrompere dopo quasi due mesi senza grandi risultati. Maria era tuttavia consapevole che senza aiuti esterni avrebbe potuto a stento resistere a un nuovo attacco di Ladislao. Il re pose nuovamente l’assedio a Taranto e Maria per salvare la sua Taranto e se stessa , in una situazione senza prospettive, iniziò subito le trattative che portarono al suo matrimonio con Ladislao. Maria, quindi, fu spinta a questo patto non certo dall’ambizione a divenire regina di Napoli – come continua a sostenere certa storiografia ma da una visione realistica della sua situazione militare priva di speranza. Tanto il Principato di Taranto quanto le contee di Lecce e Soleto furono incorporati da Ladislao nel Demanio della Corona. Maria risiedette in Castelnuovo, ma, a differenza della madre di Ladislao, Margherita di Durazzo, a stento riuscì ad avere una qualche influenza sulla politica del marito. 

Morto Ladislao, la sorella Giovanna, imprigionò Maria nel Castelnuovo con i due figli, perché vedeva nella vedova di suo fratello una possibile rivale per la Corona napoletana. L’arrivo a Napoli del futuro marito di Giovanna, Giacomo di Borbone, provocò una svolta perché la figlia di Maria, Caterina, alla fine del 1415 sposò Tristano Chiaramonte, uno dei cavalieri del seguito di Giacomo. Quindi la regina restituì a Maria la libertà.

 A Maria furono resi finalmente i feudi che aveva ereditato da suo fratello, mentre Giovanni Antonio, il 1421 fu investito anche formalmente del Principato di Taranto. 

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Ora Maria ha finalmente il suo riscatto come donna e come Regina,  era rimasta all’ombra dei suoi due mariti mentre dal 1420 compare accanto al figlio maggiore, solo in apparenza defilata dalle vicende politiche. 

Sebbene si intitolasse ancora sempre come regina di Napoli, Maria non prese quasi per nulla parte alla lotta per il trono e risiedette quasi esclusivamente a Lecce occupandosi  soprattutto dell’amministrazione dei suoi feudi, per i quali emanò diversi statuti e privilegi. 

Nello stesso periodo fece edificare per il marito Raimondello un monumento funebre a Galatina nella chiesa francescana di S. Caterina d’Alessandria, fatta costruire da Raimondello stesso e da Giovanni Antonio, che Maria fece decorare con un vasto e importante ciclo di affreschi.

Maria morì a Lecce il 9 maggio 1446 e fu sepolta nella chiesa di S. Croce. 

Maria gode ancora oggi di popolarità nel Sud della Puglia, come nessun altro sovrano medievale. Ne sono prova numerosi romanzi storici sulla sua persona, il «corteo di Maria d’Enghien» che si svolge ogni anno a Taranto e soprattutto il famoso detto «U uadàgne de Maria Prène» (il guadagno di Maria di Brienne), con il quale nel dialetto tarantino ancora oggi si commenta scherzosamente un cattivo affare.

Stefania Accardo su public company

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