Nina Simone "io non sono violenta"

Pianista, cantante e interprete incredibile. Vi sarà capitato di sentire la sua voce e chiedervi chi possa avere una voce così meravigliosa ed altrettanto particolare?

«Voi non mi capite, non sapete cosa voglio dire quando dico di essere stanca… questo è il mio ultimo concerto jazz, mi sto elevando verso un piano superiore.»

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L’ultimo documentario della Garbus, il Netflix Original intitolato “What Happened, Miss Simone?” è il suo tentativo di comprendere cosa intendesse dire l’icona della musica jazz e dei diritti civili con quella dichiarazione. E' difficile, forse impossibile, immaginare la vita di Nina Simone senza la musica, che era la sua vita. Una donna dallo sguardo profondamente triste, di chi ha vissuto una vita difficile, tormentata. Eunice Kathleen Waynon nasce il 21 febbraio 1933 a Tyron, Carolina del Nord, cittadina dell’America nella quale bianchi e neri vivono una realtà ambigua. La vita sembra uguale per i bianchi e per i neri, ma non è così. 

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Il suo sogno era quello di suonare Bach, Beethoven e Mozart ma non c’è mai riuscita, magari al mondo della musica è andata bene in questo modo ha potuto avere una grande cantante. Un nome d’arte unione del nomignolo con cui la chiamava un suo ex (Nina, piccola) e Simone, cognome della sua attrice preferita, Simone Signoret. Una vita costellata di grande musica, di frustrazioni, di lotte al fianco di Martin Luther King, di Malcom X per il riconoscimento dei diritti civili dei neri. Una donna forte e fragile che amava “la musica del diavolo”, al Midtown Bar & Grill di Atlantic City. Un locale di serie B, frequentato da gente che utilizzava la musica solo come accompagnamento dei propri drink, che ben presto divenne un locale alla moda. Un posto dove c’era una “nera” che cantava una musica che non era classica, non era jazz, non era soul. Era tutto questo insieme. Nella musica dell’americana Nina Simone era evidente la sua anima africana.

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Nina Simone compone dischi che entrano con prepotenza nella storia della musica del ventesimo secolo: “Forbidden Fruit”, “Put a Spell on You”, “Let It All Out” e “Wild Is the Wind” sono solo alcuni dei suoi successi intramontabili. Nel 1963, però, la jazz-singer più raffinata del panorama artistico del periodo decide di abbandonare per sempre gli Stati Uniti per questioni raziali. Si trasferisce in Liberia, ma non si esibiva più davanti al pubblico. Quando la cantante si è ritrovata al verde, si è trasferita a Parigi, dove ha suonato in un caffè per circa 300 dollari al giorno. «Ero davvero disperata, e nessuno credeva che fossi davvero lì… nessuno veniva ad ascoltarmi», racconta la voce della Simone nel documentario.

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Fortunatamente il trasferimento in Francia le permise di riavvicinarsi ad un vecchio amico che si prese cura di lei. Lui l’ha portata dal dottore che le ha diagnosticato la depressione, l’ha aiutata a curarsi e a ricostruire una carriera degna di una leggenda. Un giusto tributo ad una grande artista che ha ricevuto la grande fama con quel brano, “My baby just cares for me”, che lei stessa definiva “idiota, tra le più inoffensive che abbia mai inciso”. Nina Simone è morta il 20 aprile 2003 nella sua casa di Carry-Le-Rouet, in Francia. Una morte che lei stessa, quasi, aveva previsto nel momento in cui al suo amico Gerrit LeBruin disse: “Morirò a settant’anni, perché dopo c’è solo dolore”.

 

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