No ai punti di sospensione

Premessa: li detesto. Buona lettura.  

NO ai puntini di sospensione, non li sopporto. In un’epoca in cui tutto dev’essere opportunamente tracciato e tracciabile…(puntini di sospensione)

Ecco, appunto. E non si parla necessariamente dei peggiori bar di Caracas: quando vivevo a Milano ero solito andare a pranzo in un bar sotto l’ufficio. Una modalità molto milanese dell’impiegare l’unica pausa della giornata parlando di problemi di lavoro con colleghi di lavoro. E guai ad alzarsi per primi da tavola. Sto divagando, sorry. Mi chiamano il dottor Divago. 

Avete presente i classici, classicissimi, panini da banco? Anche questi molto milanesi, nella loro intrinseca essenza…(puntini di sospensione), disposti su due file a fianco di improbabili “insalatone” che contengono le calorie di tre pasti buoni. Anche piuttosto belli, a vedersi, se vogliamo dirla tutta. Tutti nessuno escluso contraddistinti da un bel cartellino scritto a mano con la descrizione dettagliata del contenuto: “tonno cipolline maionese…” oppure “prosciutto insalata mozzarella…” e ancora “bresaola rucola parmigiano…”. Tutti nessuno escluso si portavano appresso una propria buona dose di puntini di sospensione a margine e chiusura della descrizione del panino stesso. Come se non fosse sufficiente un solo banner pubblicitario a raccontare quanto lavoro stia dietro la preparazione di un panino da buffet. Come se…(puntini di sospensione)

E allora NO, mi oppongo strenuamente: che cosa vogliono dirmi quei puntini, che cosa rappresentano e soprattutto…(puntini di sospensione) che cosa cavolo/diavolo avete messo nel mio panino? 

Libertà, fraternità e trasparenza.

Vanni Marchioni su public company

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