Non è tutto oro quello che è BIO

Via libera al BIO. A tutti i costi. 

Via libera al Chilometro – anzi, al KM - zero. Alle produzioni locali, territoriali, amatoriali. 

Ho letto poc’anzi dell’ultima moda parigina di allevare un pollo (avete capito bene: una gallina ovaiola, provvista di zampe, becco, bargigli, piume e tutto il resto) in casa per godere del piacere – super sostenibile a livello morale/etico – di mangiare un uovo fresco ogni mattina, scevro da ogni contaminazione propria della grande distribuzione. Non entro in merito di che cosa comporti, a livello igienico, una scelta del genere. Ma se dev’essere BIO, ok: il mio ortolano di fiducia, proprio quello sotto casa (della porta accanto, si direbbe a Miss Italia), si vanta ai quattro venti di commercializzare il cavolo nero “del contadino” che ama, alleva e raccoglie a due passi dal negozio: sono andato a vedere con i miei occhi. Una breve distesa di foglie irsute dal dorso color verde scuro, affascinante, e vagamente argentee sul retro. Bitorzolute e belle ritte su sé stesse, come si conviene in questi casi. Peccato che il campo del contadino sia confinato a margine dell’ingresso autostradale di Firenze Sud. Chilometro zero, non c’è dubbio, ma anche un’ingente quantità di gas di scarico a profusione a supportare le mie - è proprio il caso di ribadirlo - contaminazioni olfattive. Tossine che si depositano su quelle belle foglie larghe del contadino della porta accanto, di cui il mio ortolano si fa vanto. E che dire del vino? Il cui disciplinare in materia di BIO ha maglie larghe da far passare un tonno, se parlassimo di allevamenti ittici. Ha dogmi, commi e perifrasi degne dell’Azzeccagarbugli, in materia letteraria, tutto da interpretare. Chissà se il contadino di cui sopra produce anche il vino. Ci metterà dentro un po’ di questo e po’ di quello; sono quasi certo che avrà sentori di Goudron (asfalto). Battaglie degne d’altri tempi. Cavalleresche diatribe mediatiche per distrarre il consumatore finale. 

Si pensi alla demonizzazione dell’Olio di Palma: ultima causa scoperta di potenzialità tumorali. Peggio, oggidì, del fumo e dell’Eternit. Ma fino a ieri di che cosa ci siamo nutriti? A chi devo credere?

I tempi sono cambiati. Mezzo secolo fa si uccideva un maiale nei giorni di festa. Oggi i maiali non si uccidono SOLO nei giorni di festa. Tempi di moda per comunicatori e venditori di tappeti. Tempi fuori moda per chi “la terra è bassa” e via dicendo. Niente male, niente di male. Tempo di rimboccarsi le maniche, per tutti. Questo forse è davvero un gran bene. Da che parte stare, chi può dirlo? Dalla parte della giusta misura, dell’onestà professionale e soprattutto personale. Non aborriamo per partito preso la grande distribuzione, in luogo del BIO a tutti i costi, dà lavoro a un sacco di gente. Persone (oltre le cose, n.d.r.) che producono e consumano e, tanto per ribadire un vecchio concetto di banalità, fanno girare l’economia. La mia personalissima convinzione di base consta sulla necessità di far fronte all’incertezza di mercato che caratterizza questi tempi di moda, o fuori moda: tenere le orecchie e le narici aperte, scartare ciò che reputiamo avere cattivo odore e seguire la strada che crediamo più opportuna. 

Vanni Marchioni su public company

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