Plasticus

Una balena gigante, cioè a grandezza naturale, fa bella mostra di sé a Bruxelles; in primavera era approdata a Roma, prima della primavera ancora altrove. Una balena ipersponsorizzata da tanti brands ipernoti della socità contemporanea per sensibilizzare il mondo intero sul problema pregresso e futuribile della presenza di plastica nei mari e negli oceani di tutto il pianeta. 

Una balena di dieci metri costruita con migliaia di bottiglie di plastica. Non certo una novità, creativamente parlando, ma se il fine giustifica i mezzi, ben venga anche Plasticus. Una frasetta in particolare non può passare inosservata, nel mare magnum (appunto) della relativa comunicazione integrata e integrale: secondo le proiezioni e le simulazioni del caso, se non interveniamo subito nel 2050 in mare ci saranno più residui di plastica che pesci. 

 

Attenzione: il 2050 è presto, troppo presto, per alzare bandiera. Fallimento ideologico. Facciamo qualcosa. Che cosa? Non basta, anzi non basta affatto raccogliere qualche frammento di spazzatura dalla spiaggia, un tappino da terra ed evitare ovviamente di contribuire con la nostra maleducazione ad alimentare il bacino di cotanto mucchio di spazzatura. Occorre insegnare etica ed estetica, parlare una lingua comune a tutti, ecco il vero scoglio da superare, il vero ostacolo da oltrepassare, il vero muro da abbattere.

 

Soluzioni? Nessuna, senza volontà di.

 

Cordialità. 

Vanni Marchioni su public company

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