Ricordate le girl band? In Oriente il fenomeno cresce e punta ad arrivare in Europa

Ricordate quando negli anni ’80 ragazzi e ragazze impazzivano per le “boy band”, dai Take That ai Backstreet Boys fino ai New Kids on the Block? Negli anni ’90 venne invece il tempo delle girl band: in principio furono le Spice Girls ma poi anche le Destiny’s Child, le All Saints e le Pussycat Dolls. La moda delle band di ragazzi e ragazze, spesso giovanissimi, scomparve con la stessa velocità con cui aveva spaccato il mercato discografico.

Ecco, in Corea del Sud invece da 25 anni a questa parte il pubblico più giovane non riesce ad emanciparsi da questa moda e una gran fetta della produzione musicale nazionale gira ancora attorno al cosiddetto K-Pop che è ben più di un genere ma addirittura un fenomeno sociale.

 Più dei performer individuali (il ben noto Psy, pseudonimo di Park Jae-Sang, vive sostanzialmente di rendita), sono proprio le band a tenere il banco: esistono e sono attivi infatti decine e decine di gruppi composti da tre fino a una dozzina di elementi, tutti giovanissimi e raramente sopra i 25 anni, esteticamente e vocalmente simili tra loro.

Cantano in coreano, in inglese e spesso anche miscelando le due lingue nella stessa lirica, sempre su melodie dance ed elettroniche. I gruppi femminili sono più seguiti e più numerosi di quelli maschili e propongono sempre un’immagine decisamente provocante, declinata su uno stile diverso per ciascuna canzone – dalla scolaretta sexy tipica della cultura orientale alla donna occidentale sofisticata, dalla ragazza sportiva fino alla lolita di campagna.

Va da sé che un fenomeno di tale portata abbia un impatto notevole sulle abitudini e sulla cultura coreana, che va dall’emancipazione femminile fino all’ulteriore occidentalizzazione dei costumi.

Non mancano le polemiche per il fatto che questi ragazzi, fin da giovanissimi, diventino vere e proprie macchine da soldi (Kim Jong-hyun, la star degli SHINee, si è suicidato per la depressione pochi mesi fa suscitando grande scalpore in patria) sfruttate con modi quasi schiavisti dalle case discografiche che decidono ogni attimo della loro vita, fin in termini maniacali: il ricorso alla chirurgia estetica, ad esempio, è all’ordine del giorno anche a quell’età, per non parlare della faccenda di quei due cantanti appartenenti a band diverse che di recente sono stati licenziati per aver raccontato di essersi fidanzati, quando il loro contratto li obbliga a rimanere single.

Al di là degli isterismi della macchina del marketing (le meccaniche dei social riescono addirittura a rendere popolare una band prima ancora che debutti), qui di seguito vi proponiamo una gallery con le dieci band di maggiore successo nel 2018.

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