Tutti gli uomini del dirigente

Certe cose accadono & avvengono solo nel mondo del calcio.

Per quale arcana motivazione, mi domando e dico, il trattamento di fine rapporto di ogni "bandiera" del calcio giocato si traduce con un incarico dirigenziale nelle fila della società che ha ingaggiato la stessa nella sua fase atletica? Per quale oscuro legame si presuppone che saper manovrare un pallone possa significare sapere gestire un'azienda? Sì perchè una società sportiva, oggi, è a tutti gli effetti un'azienda; un'azienda vera e propria, con un bilancio sociale, che in alcuni casi fattura milioni e milioni di euro (non ce ne sono poi così tante, di queste dimensioni, in Italia). Un incarico dirigenziale in tali contesti presuppone quantomeno di saper declinare un verbo, di aver capacità di utilizzo di un congiuntivo. E magari di aver dimestichezza con la matematica. Questioncine elementari, da scuole elementari. Non dico di aver dovuto sostenere esami di micro e macroeconomia, che non guasterebbero. Di aver padronanza di budget e previsionali, di sapere redarre verbali, guidare un gruppo di lavoro e via dicendo. Non lo dico, ma lo penso. 

dirigenti calcio femminile

Se poi, giriamo il coltello nella piaga, le "bandiere" in questione hanno dimostrato in carriera di aver ben poca attitudine alla diplomazia e alla tolleranza etica e verbale di ciò che non immediatamente collima a loro sindacabilissimo avviso con quanto idealmente ipotizzato, sembra ovvio che una poltrona nell'organigramma di un'azienda non debba essere destinata a tali muscolati deretani. 

Si legge in continuazione altresì che una volta appese le scarpette al chiodo, certi personaggi siano automaticamente avviati e indirizzati alla carriera dirigenziale. Con una forma espressiva idiomatica, per non dire di peggio: "indosserà giacca & cravatta". Bellissima, grazie. Dovrà essere assunto anche qualcuno che ogni mattina possa fargli il nodo, dunque. 

Cordialità. 

Vanni Marchioni su public company

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